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Chioggia, l’idea dell’orto sinergico del Centro di Salute Mentale contagia le scuole

giovedì 12 Ottobre 2017
Spinaci, peperoni, cipolle, melanzane, zucchine, radicchio, patate, cavoli, più spezie ed erbe aromatiche: sono solo alcuni degli ortaggi che i sei volontari del Centro di Salute Mentale del Distretto di Chioggia stanno coltivando ora nell’orto sinergico di Borgo San Giovanni, proprio nell’area verde in cui ha sede il Centro. Un progetto con valenza sociale, che è nato a Chioggia lo scorso giugno grazie alla collaborazione tra la Ulss 3 (le referenti sono le dottoresse Sabina Rampinelli, responsabile U.O.S. Centro Salute Mentale e Servizi territoriali, e Giannina Furlan, assistente sociale U.O.C. Psichiatria) e la Giotto Cooperativa Sociale. Un progetto che ha “prodotto i suoi frutti” anche in termini di cura e che ora punta a coinvolgere altre persone: infatti, la direttrice dell’UOC di Psichiatria di Chioggia, la dottoressa Marisa Marcato ha sottolineato che questa coltivazione alternativa, rispettosa della natura, è un modo per superare l’idea che molti hanno ancora del Centro di Salute Mentale come di un servizio di cura che deve rimanere chiuso dentro le mura”.
“In questo modo – ha spiegato la dottoressa - il CSM apre le sue porte e mette le basi per una prossima collaborazione con le scuole nell’ottica di educare i giovani nel rispetto della natura”. Quindi l’intento è che siano anche gli studenti ad appassionarsi a questa esperienza fatta nel CSM, creando poi delle nuove coltivazioni simili proprio nelle scuole: entro fine anno, i medici del Dipartimento di Salute Mentale della Ulss 3 prenderanno contatto con gli istituiti scolastici, prima le materne e le medie, con l’obiettivo di esportare il progetto.Nell’orto sinergico vengono coltivati soprattutto prodotti veneti e locali. Si tratta di un orto studiato, in tutta la sua particolarità, dalla Cooperativa Giotto. “Rispetto all’orto tradizionale – ha spiegato il presidente della Cooperativa Sociale Nicola Boscolo Boscoletto - quello sinergico prevede la convivenza di piante che promuovono l’autofertilità. Inoltre la sua coltivazione viene fatta in maniera naturale, senza fertilizzanti, avvalendosi della cosiddetta pacciamatura, ossia di un composto di foglie e paglia che protegge la superficie da coltivare e la preserva anche dagli sbalzi climatici. Sempre a protezione delle verdure e della frutta che vi crescono, si sono aggiunti anche i ricci che di notte si muovono liberamente all’interno dell’orto liberandolo dalle lumache”.  
“E’ come tornare alle radici della nostra cultura - ha dichiarato il Direttore Generale della Ulss 3 Giuseppe Dal Ben - ritornando a coltivare la terra in maniera naturale, senza artifizi, riscoprendo i valori di un’agricoltura biologica ed ecocompatibile. Un lavoro della terra quotidiano che ha visto appassionarsi sei volontari del nostro Centro di Salute Mentale, con l’ottica che mentre essi curano l’orto, anche l’orto a sua volta si prende cura di loro. E che prossimamente, all’interno degli spazi scolastici, potrebbe vedere all’opera bambini e adolescenti, il cui entusiasmo di vedere crescere quello che cureranno, avrà certamente un impatto più che positivo nella loro stessa crescita”.
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