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I corsi salvavita della Ulss 3 coinvolgono tutti, proprio tutti

mercoledì 09 Agosto 2017
I bagnini, ma anche i turisti, e le mamme con i papà, i nonni, gli studenti, più le educatrici dei nidi e i docenti scolastici: sono circa 3000 le persone formate, negli ultimi tre anni a Chioggia, alle pratiche salvavita. “L’Ospedale di Chioggia – ha esordito il Direttore Generale della Ulss 3 Giuseppe Dal Ben – pienamente strutturato, che è molto vicino all’area balneare, ormai da alcuni anni viene portato “fuori”, sul territorio, per promuovere e insegnare anche a chi non è medico o infermiere, come poter salvare una vita. Come? Con i corsi di rianimazione cardiopolmonare e di disostruzione pediatrica da corpo estraneo. Un lavoro fatto a tappeto in questo territorio, in estate ma anche in inverno, dai nostri istruttori del Pronto Soccorso e di Pediatria che ci permette oggi di raccogliere buoni frutti: ricordiamo ad esempio quella mamma che due anni fa, dopo aver partecipato al nostro corso, era riuscita a far espellere al figlioletto un giocattolino che aveva ingoiato liberandogli velocemente le vie aeree, salvandogli così la vita; oppure pensiamo alle venti persone che i nostri sanitari, in sinergia con i bagnini, sono riusciti a salvare in questi tre ultimi anni (2014-2016) da morte per annegamento, sette solo all’inizio di questa stagione estiva”. In inverno, i corsi vengono organizzati ai bagnini: più di una ventina di bagnini di Ascot hanno aderito, associazione con cui la Ulss 3 ha instaurato una importante collaborazione grazie al suo presidente Giorgio Bellemo che da questa estate ha messo anche a disposizione un edificio per un ambulatorio infermieristico in spiaggia. Inoltre i corsi si rivolgono a coloro che sono interessati, come i genitori o i nonni, e vengono anche allestiti nelle scuole (formati al massaggio cardiaco sia ragazzi che bambini della quinta elementare); in estate gli operatori sanitari della Ulss 3 si spostano anche in spiaggia (prossimamente verranno pubblicate le date) coinvolgendo soprattutto i turisti che partecipano volentieri e numerosi alla iniziativa, completamente gratuita per loro. “Lo dico sempre durante le lezioni – ha aggiunto il primario di Pronto Soccorso Andrea Tiozzo – e continuerò a ripeterlo senza stancarmi: quando una persona perde conoscenza, sono i primi cinque minuti a fare la differenza. E in quest’arco di tempo, sono le persone in quel momento a lei vicine, e non i sanitari, a poter fare qualcosa di davvero importante per evitare al malcapitato un danno cerebrale irreversibile”. Tiozzo ha ricordato che “l’ospedale può aiutare chi è dentro, ma non chi è fuori e all’improvviso sta male: perché l’ospedale – ha sottolineato – è il terzo anello della cosiddetta catena della sopravvivenza, mentre i primi due anelli sono costituiti proprio da chi si trova sul posto, quindi dai bagnini in spiaggia, dai turisti e i cittadini stessi. Solo se la catena funziona, e solo in questo caso, si evita che si spezzi una vita”. Accanto ai corsi di rianimazione cardiopolmonare (eseguiti anche con l’impiego del defibrillatore solo per i bagnini), ci sono anche quelli per la disostruzione pediatrica: tre ore in cui si spiega la pratica corretta per far espellere un corpo estraneo ingerito inavvertitamente da un bambino. Tutti i corsi prevedono anche la parte pratica che si esegue con i manichini. “Corsi semplici, studiati ad hoc – ha sottolineato il primario di Pediatria Mario Lattere – a cui possono partecipare tutti, che permettono, inoltre, ai neogenitori di essere in grado di affrontare con consapevolezza e maggiore sicurezza un’eventuale emergenza”.
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